SEMINARIO CYBERBULLLISMO: OCCORRE PREVENIRLO INSEGNANDO AI GIOVANI A PROTEGGERSI

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EVID_Cyberbullismo-cronaca-3La tecnologia, se usata come strumento non è né buona né cattiva: dipende da come si usa. I giovani conoscono bene le tecniche di utilizzo dei vari social e della rete, ma se vogliamo combattere il cyberbullismo bisogna innanzitutto insegnare loro a usarli al meglio e a distinguere cosa è bene e cosa no.

Questo quanto emerso nel seminario dal titolo “Cyberbullismo, conoscerlo per prevenirlo”, organizzato lo scorso 17 gennaio da Confartigianato Imprese Bergamo, grazie all’interessamento del Movimento Donne Impresa.

 

 

Ad aprire i lavori il direttore di Confartigianato Imprese Bergamo Stefano Maroni che ha introdotto il tema della serata lasciando poi la parola alla presidente del Movimento Donne Impresa Rita Messina Moretti la quale a corredo del suo toccante messaggio ha mostrato le foto di ragazzi vittime del cyberbullismo. “Quello del cyberbullismo è un problema mondiale che sentiamo forte anche qui da noi. Ci vogliono delle regole chiare per l’uso delle tecnologie, soprattutto in contesti come le scuole. Ho fatto scorrere le foto di questi ragazzi per far comprendere a tutti che bisogna che questo non accada più!”

 

Andrea-Boscaro-convegno-cyberbullismoCuore dell’incontro l’intervento di Andrea Boscaro, noto formatore ed esperto in materia di e-business e social media. “Da questa tecnologia non possiamo tornare indietro – ha detto -, ma dobbiamo capire come utilizzarla bene, anche se per la sua velocità ha cambiato le regole del gioco rispetto al passato e questo cambiamento a volte ci inquieta. Quello che è importante sottolineare è che la soluzione a questi problemi è sempre di carattere educativo e relazionale”.

Quindi Boscaro ha dipinto il ritratto dei cosiddetti nativi digitali, i giovani nati dagli anni 80 in poi, che non leggono il giornale, non guardano la televisione tradizionale ma le piattaforme on-demand, e utilizzano i social per ottenere quell’approvazione “da parte dei pari” che per loro è la cosa più importante. “Il problema fondamentale – ha ammonito – è che quello che pensano di pubblicare solo per poco tempo, in realtà non scompare più dalla rete e a distanza torna con il suo peso e un diverso significato. Il digitale non è virtuale ma è purtroppo davvero molto reale: post o immagini sconvenienti, insulti e minacce messi in rete ci rimangono per sempre e sono perseguibili”.

“Quest’ultimo è un tema che riguarda tutti– ha detto – perché i social sono usati da tutti noi, non solo dai nativi digitali. I genitori italiani su Facebook sono 13 milioni. Quali comportamenti adottano? Se siamo noi genitori i primi a usare Internet in modo compulsivo è chiaro che è difficile fare educazione. Tutto deve partire dal nostro uso del digitale accorto”.

Ma come fare approcciare i nostri figli a queste tematiche? “Come detto, la soluzione è sempre di carattere educativo e non tecnico – ha ribadito Boscaro -. Occorre fare un lavoro di squadra, approfittare del gusto che i più giovani hanno nello spiegarci come funzionano gli strumenti, per valutarne insieme le sbavature e allo stesso tempo valorizzare le loro competenze. Quindi fornire il dispositivo in un perimetro in cui possa essere utilizzato bene e costruire un pretesto in cui imparino ad utilizzarlo.

 

Di seguito Benito Melchionna, magistrato, già Procuratore della Repubblica di Crema e presidente dell’Organo di Vigilanza di Confartigianato Imprese Bergamo ha fatto il punto sugli aspetti sociologici e legali della questione.

“Il problema nasce dalla famiglia, in cui si forma la personalità umana – ha affermato – che si è trasformata moltissimo in questi anni, i genitori non forniscono più le regole, così la crescita dei ragazzini è anarchica e si basa su una forma di lassismo collettivo.

Se i genitori lasciano fare…la scuola pure. La scuola è rimasta vecchia, i professori sono spaventati e demotivati e si allontanano dal ruolo educativo importante di tirar fuori dal ragazzo quello che ha dentro. I giovani da parte loro vivono legami di solidarietà tra di loro, ma maturano scarso senso critico, vedono la realtà ma non la guardano”.

“Il cyberbullismo – ha detto – ha due connotazioni forti: la vigliaccheria di nascondersi dietro uno schermo e la diffusività infinita difficile da obliare”. Sotto l’aspetto legale Melchionna ha ricordato che la legge del 29 maggio 2017 n. 71  Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo ha posto alcuni punti fissi in materia tra i quali l’obbligo per le scuole di definire un docente con ordine di coordinatore.

 

A questo proposito è intervenuta Maria Pignataro referente dell’istituto Galli per il cyberbullismo che ha sottolineato come la Lombardia sia stata la prima regione ad interessarsi dell’argomento e ha auspicato una maggior collaborazione tra genitori e docenti su questi temi, e poi Stefano Memoli presidente dell’Associazione Poliziotti Italiani che ha ricordato che la principale metodologia è il buon senso: non bisogna combattere la tecnologia, perché è uno strumento importante, ma lasciare libertà ai giovani, concentrandosi sull’insegnamento di cosa è bene e cosa è male.

 

Clicca qui per leggere i 10 suggerimenti forniti dal relatore Dr. Andrea Boscaro per prevenire il Cyberbullismo con l’educazione digitale

 

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