Indagine di Confartigianato Lombardia: Donne, imprese e disparità di genere in Lombardia

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L’Osservatorio MPI di Confartigianato Lombardia ha analizzato i dati delle imprese lombarde condotte da donne. Né è scaturita un’interessante relazione che vi proponiamo.

  

COME HANNO INIZIATO QUESTO 2022 LE IMPRENDITRICI ARTIGIANE LOMBARDE?

Due parole riassumono in modo efficiente quanto si coglie esaminando le quasi 400 risposte dalle imprenditrici artigiane lombarde alla survey di inizio: fatica e resilienza.

Fatica, perché nonostante il 2021 è stato l’anno della ripartenza le MPI e imprese artigiane femminili hanno registrato una variazione media dei ricavi, nel 2021 rispetto al 2019, negativa del -9,7%, più pesante rispetto al -8,8% totale. Dinamica determinata anche dalla più elevata presenza di donne in settori più colpiti dalla crisi Covid-19: moda e benessere.

Resilienza, perché anche se più colpite dalle conseguenze della pandemia le imprenditrici artigiane lombarde si dimostrano più combattive e pronte a reagire adottando una o più azioni di sviluppo, come dichiarato dal 61,2% di loro, quota superiore al 55% totale. Le azioni per ripartire maggiormente intraprese dalle donne sono: il miglioramento della qualità del personale attraverso la formazione o nuove assunzioni e il cambiamento dell’organizzazione interna all’impresa. La scelta ad indirizzarsi principalmente verso questi due ambiti di sviluppo da evidenza di come le donne, più degli uomini, intendono recuperare il terreno perso partendo dalle persone.

 

 

 

 

LE IMPRESE FEMMINILI ARTIGIANE IN LOMBARDIA – I NUMERI

Nel 2021 in Lombardia sono 38 mila le imprese registrate artigiane guidate da donne che operano per lo più nei settori dei servizi alla persona, dei servizi di pulizia, della moda e delle attività di ristorazione. Una su cinque delle imprese femminili che popolano la nostra regione operano nel comparto artigiano.

 

 

 

UOMINI E DONNE A CONFRONTO

Persistono le disparità tra uomo e donna. Le donne seppur fanno meglio degli uomini sul fronte istruzione e formazione scontano gap rilevanti a loro sfavore sul fronte lavoro, conciliazione e benessere soggettivo. La quota di donne lombarde con almeno un diploma supera di 6,8 punti quella rilevata per gli uomini, quella di donne laureate supera di 10,8 punti quella rilevata per gli uomini, quella di donne che hanno effettuato il passaggio all’università supera di 11,2 punti quella rilevata per gli uomini. C’è però un ambito dell’istruzione in cui le donne scontano un gap a loro sfavore rispetto agli uomini, quello del digitale: per quota di donne con competenze digitali elevate (per le donne si registra una quota inferiore di 6,3 punti a quella degli uomini) e per quota di laureate in discipline STEM (per le donne si rileva una quota inferiore di 7,5 punti a quella degli uomini). La platea femminile lombarda inoltre sconta condizioni peggiori degli uomini in tutti gli ambiti del lavoro e della conciliazione con quote superiori a quelle dei colleghi maschi di 4,4 punti per il tasso di mancata partecipazione al lavoro, di 3,8 punti per dipendenti con bassa paga, di 1,4 punti per occupati sovra istruiti e di 12,2 punti per part time involontario. Tutto ciò comporta una disparità uomo donna anche sul fronte della soddisfazione per il proprio tempo libero: le donne che esprimono livelli elevati di soddisfazione sono il 69,8% quota inferiore di 3,3 punti rispetto a quella rilevata per gli uomini (73,1%). Persiste inoltre una disparità del 31,1% tra la retribuzione media percepita dalle dipendenti donne rispetto a quella percepita dagli uomini.

 

 

 

 

ALCUNE LEVE CHE FAVORISCONO CONTESTI A ‘MISURA DI DONNA’: ISTRUZIONE E SERVIZI

I dati ci permettono di illustrare l’importanza e la centralità di alcune leve fondamentali per un contesto a ‘favore di donna’ come l’istruzione e la diffusione capillare sui territori di servizi di assistenza negli ambiti della conciliazione (come i servizi per l’infanzia, asili nido), leve su cui poter e dover fare forza per incentivare una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Difatti, si osservano tassi di occupazione femminili più elevati proprio nelle realtà in cui c’è una maggiore diffusione di bambini che frequentano gli asili nido e di donne che hanno titoli di studio elevati (laurea e post-laurea).

 

 

Dati Osservatorio MPI di Confartigianato Lombardia

 

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