L’artigianato della pace: il valore di un modello economico e sociale per un mondo in conflitto

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Pubblichiamo l’articolo L’artigianato della pace: i key data di un modello economico e sociale per un mondo in conflitto’ di Enrico Quintavalle dell’Ufficio Studi di Confartigianato Nazionale nell’ultima edizione di Spirito Artigiano

 L’analisi mette in evidenza alcuni aspetti distintivi dell’artigianato italiano, offrendo una chiave di lettura concreta dell’invito di Papa Leone XIV a far sì che «invece dell’industria della guerra si affermi l’artigianato della pace».

Ne emerge il valore di un sistema di imprese che non produce solo economia e lavoro, ma esprime anche un modello culturale e sociale capace di rafforzare coesione, relazioni e convivenza pacifica.

 

 

In un tempo segnato da tensioni geopolitiche e conflitti armati, l’economia mondiale appare sempre più attraversata da contraddizioni profonde. Da un lato cresce l’“industria della guerra”, dall’altro emergono modelli produttivi che promuovono coesione sociale, lavoro dignitoso e sviluppo sostenibile.

In questo contesto assume un forte valore simbolico e concreto il richiamo di Papa Leone XIV che, all’Angelus del 6 gennaio 2026, ha invitato a far sì che «invece dell’industria della guerra si affermi l’artigianato della pace», auspicando un mondo in cui «gli estranei e gli avversari diventino fratelli e sorelle». Questa espressione, potente e suggestiva, richiama un’idea di economia profondamente radicata nella tradizione produttiva italiana: un sistema di imprese artigiane che costruisce, ripara, è diffuso nelle comunità, crea valore condiviso e rafforza i legami tra le persone.

In questo senso l’artigianato rappresenta non soltanto un settore produttivo, ma anche un modello culturale e sociale capace di contribuire alla costruzione della pace.

 

Un pilastro dell’economia italiana – L’artigianato costituisce una componente essenziale del sistema produttivo italiano. Alla fine del 2025 si contano 1.233.610 imprese artigiane, pari al 21,1% del totale delle imprese italiane. La loro diffusione è capillare: si registrano 2,1 imprese artigiane ogni 100 abitanti e 4,7 ogni 100 famiglie, mentre nel corso dell’anno sono nate 82.489 nuove imprese, in media 317 al giorno. Il contributo occupazionale è altrettanto rilevante. Le imprese artigiane impiegano 2 milioni e 494 mila addetti, pari al 13,4% degli occupati del settore privato non agricolo. Di questi, oltre la metà sono lavoratori dipendenti, mentre quasi altrettanti sono lavoratori indipendenti: titolari, soci e collaboratori familiari. La dimensione media è di 2,5 addetti per impresa, segno di un sistema produttivo basato su piccole unità imprenditoriali fortemente radicate nei territori. Dal punto di vista economico, l’artigianato genera 142,9 miliardi di euro di valore aggiunto, pari all’8% del totale nazionale. Numeri che testimoniano come questo settore rappresenti un pilastro non solo economico ma anche sociale del Paese.

Il concetto di “artigianato della pace” evocato dal Pontefice può essere interpretato attraverso alcune caratteristiche strutturali dell’artigianato italiano.

 

Un’economia di imprese familiari – Gran parte delle imprese artigiane nasce e si sviluppa in ambito familiare. In Italia le micro e piccole imprese familiari, controllate da persone fisiche o famiglie, rappresentano l’81,6% del totale delle micro e piccole imprese italiane. Questa dimensione rafforza il legame tra lavoro, comunità e responsabilità sociale. L’impresa non è soltanto un luogo di produzione ma uno spazio di relazioni e di trasmissione di competenze tra generazioni.

 

Un modello distante dalla turbo-globalizzazione – L’artigianato è generalmente poco coinvolto nei processi più estremi della globalizzazione produttiva, che spesso puntano alla massima riduzione del costo del lavoro attraverso delocalizzazioni e catene globali lunghe. Le imprese artigiane operano invece prevalentemente nei territori, valorizzando competenze e qualità del prodotto locali, intercettando una diffusa domanda di prossimità, caratterizzata da una maggiore sostenibilità. In Italia vi sono 12,3 milioni di consumatori che acquistano prodotti a chilometri zero, pari al 23,5% della popolazione di 14 anni ed oltre.

 

La relazione diretta con le persone – L’artigianato vive di relazioni di fiducia con clienti, fornitori e comunità locali. La dimensione di prossimità crea reti sociali e rafforza la coesione territoriale, contribuendo a ridurre le disuguaglianze e a sostenere lo sviluppo delle aree interne e montane. Nelle comuni delle aree interne, connotate da scarsa accessibilità ai servizi essenziali, il peso degli addetti dell’artigianato sale al 22,2%, 7,7 punti percentuali superiore al 14,5% della media.

 

L’assenza della finanza speculativa – Le imprese artigiane sono generalmente poco esposte alla finanza speculativa e orientate a una gestione prudente e di lungo periodo, che poggia sull’autofinanziamento, diffuso nell’80,4% delle micro e piccole imprese e dell’artigianato. Per questo sistema imprenditoriale la finanza d’impresa sostiene gli investimenti reali, strettamente legati allo sviluppo dell’impresa e alla qualità del lavoro più che le operazioni finanziarie e straordinarie, estranee al core business.

 

Un’economia che mette al centro la persona e il lavoro – Molte attività artigiane si basano su lavorazioni ad alta intensità di lavoro e competenze manuali. Il valore del prodotto nasce dall’abilità, dall’esperienza e dalla creatività delle persone. Il lavoro non è una variabile da ottimizzare ma la principale fonte di valore. In tale contesto assume un ruolo fondamentale la formazione: nel 2024 l’artigianato impiega 116 mila apprendisti, pari al 19,8% del totale nazionale.

 

L’orientamento alla sostenibilità sociale – L’artigianato rappresenta anche un importante fattore di inclusione. Nel 2025 si contano 218 mila imprese artigiane femminili (17,7% del totale), e 222 mila imprese a conduzione straniera, pari al 18% delle imprese artigiane. Sono 121 mila le imprese artigiane guidate da giovani under 35, pari al 9,8% del totale. L’artigianato si configura come un sistema produttivo capace di offrire opportunità a diverse componenti della società.

 

Un modello di sviluppo per il futuro – Il richiamo all’“artigianato della pace” non riguarda solo un modo di produrre ma un modo di vivere che mette al centro la persona, il lavoro e le comunità. In un’economia globale attraversata da forti tensioni e trasformazioni tecnologiche, il modello artigiano offre spunti qualificanti: sviluppo radicato nei territori, valorizzazione delle competenze, equilibrio tra tradizione e innovazione, attenzione alla qualità e alle relazioni umane.

 

L’artigianato italiano dimostra la possibilità di coniugare crescita economica e coesione sociale. La sua capillarità territoriale sostiene le comunità locali, mantiene viva la cultura del lavoro e dell’imprenditorialità, contribuisce a diffondere opportunità economiche anche nelle aree più fragili del Paese.

 

Costruire la pace attraverso il lavoro – L’espressione “artigianato della pace” suggerisce infine una dimensione più profonda: la pace non è un prodotto industriale che si impone dall’alto, ma un processo che si costruisce pazientemente nel tempo, proprio come un lavoro artigiano. Richiede cura, responsabilità e collaborazione tra le persone e tra le istituzioni, su scala mondiale.

In questo senso il lavoro delle imprese artigiane – fatto di competenze, relazioni collaborative e creatività – può essere letto come una metafora concreta di un modello economico capace di generare sviluppo umano e sociale.

 

In un mondo dominato da conflitti e incertezze, l’artigianato continua dunque a rappresentare non solo un pilastro dell’economia italiana, ma anche un esempio di economia della prossimità, della responsabilità e della pace. Un modello che dimostra come, anche nel sistema produttivo, sia possibile scegliere la strada indicata dal Pontefice: far prevalere l’artigianato della pace sull’industria della guerra.

 

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