Mongodi (Area Trasporto) su L’Eco di Bergamo: «Troppa burocrazia, la Carta del conducente va ripensata»

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Su L’Eco di Bergamo di giovedì 8 febbraio, nella pagina dedicata all’artigianato e realizzata in collaborazione con la nostra Organizzazione, il rappresentante dell’Area Trasporto, Dario Mongodi, fa il punto sulle principali problematiche del comparto, a cominciare dai costi esorbitanti e dall’eccessiva burocrazia legata al conseguimento della CQC – Carta di qualificazione del conducente (documento indispensabile per guidare un mezzo pesante). Un documento di cui la categoria chiede l’abolizione o, almeno, una profonda revisione.

 

Questo il testo dell’articolo.

 

Mezzi pesanti: «Troppa burocrazia, la Carta del conducente va ripensata»

 

«La carta di qualificazione del conducente (CQC merci) per guidare i mezzi pesanti è diventata una burocrazia assurda, lontana dalle vere necessità dell’autotrasporto, oltre che eccessivamente costosa: va completamente ripensata, se non abolita, perché a queste condizioni nessuno vorrà più fare l’autista di professione».

A lanciare l’allarme, il rappresentante dall’area Trasporto di Confartigianato Imprese Bergamo, nonché vicepresidente regionale e consigliere nazionale di Confartigianato Trasporti, Dario Mongodi, che non nasconde l’esasperazione delle piccole aziende del comparto.

«Innanzitutto – premette – per fare l’autotrasportatore occorre già sostenere l’esame per l’ottenimento delle patenti professionali C o CE: non ha quindi senso obbligare a sostenere un ulteriore esame teorico che peraltro costa una vera esagerazione, visto che parliamo di oltre 3 mila euro e 170 ore di presenza. Oltre a questo, la cosa che non solo noi di Confartigianato, ma anche altre sigle del settore denunciano, è la difficoltà a superare il test, i cui argomenti hanno poco o nulla a che vedere con l’attività dell’autotrasportatore. Ciò di cui abbiamo bisogno, ma che invece non viene regolamentata e incentivata, è la pratica sul campo, la formazione “su strada” che solo gli autotrasportatori esperti artigiani possono insegnare valorizzando la figura dell’autista. Un ennesimo corso teorico per un lavoro prettamente pratico sta producendo solo effetti negativi».

Il rappresentante dell’area Trasporto evidenzia infatti come la CQC, oggi, sia diventata un deterrente, perché i giovani non vogliono più avvicinarsi a questo mestiere, quando invece da anni il comparto chiede che vengano incentivati i tirocini, sostenendo le imprese che investono sulla formazione pratica delle nuove leve.

«Oltre a questo – aggiunge Mongodi – c’è il problema che le piccole aziende rischiano di chiudere perché le multinazionali proprietarie di aziende industriali (con sedi all’estero, ma che operano in Italia) non pagano o ritardano i pagamenti ai fornitori, e questo ricade a cascata sul comparto. Per questo riteniamo necessaria una “garanzia” da parte dello Stato che tuteli i crediti delle nostre realtà, evitandone la chiusura. Ma non dimentichiamoci neppure del disagio creato dall’aumento dei costi di manutenzione, vedi i pezzi di ricambio che tutti i costruttori han pensato bene di incrementare. Le imprese artigiane non chiedono soldi ma solo la possibilità di continuare la propria attività».

 

Per informazioni:
Aree di Mestiere – Carmelo Davì (tel. 035.274.340; e-mail: carmelo.davi@artigianibg.com).

 

 

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