A quattro anni dal 24 febbraio 2022, giorno dell’invasione russa dell’Ucraina, resta evidente la pesante eredità lasciata dal conflitto sull’economia europea e italiana. Alla crisi energetica si sono aggiunti la stretta monetaria più intensa nella storia dell’euro, l’indebolimento del commercio internazionale e le incertezze derivanti dallo scoppio del conflitto in Medio Oriente e dalla crisi del Mar Rosso, con effetti che continuano a riflettersi sulle imprese. Ma prima ancora dei numeri economici, resta il drammatico peso umano della guerra, che presenta un conto inaccettabile di vite umane civili, oltre che militari.
Una crescita più debole
In questi quattro anni la guerra ha rallentato il percorso di crescita dell’Europa e dell’Italia.
Come evidenziato da un rapporto dell’Ufficio Studi di Confartigianato, tra il 2021 e il 2026 l’Unione europea ha contabilizzato 0,8 punti di minore crescita del PIL all’anno, mentre per l’Italia la perdita annua è stata di 0,3 punti di crescita del PIL. Nonostante questo, il nostro Paese ha mostrato una tenuta migliore rispetto ad altre grandi economie europee, con una crescita complessiva del 7,8% nel periodo 2021-2026, superiore a quella di Francia e Germania.
Credito più caro
A pesare sulle imprese c’è infine anche il costo del credito. A dicembre 2025 il tasso pagato dalle imprese è salito al 3,65%, contro l’1,29% di febbraio 2022. In questo contesto, i prestiti alle micro e piccole imprese con meno di 20 addetti sono diminuiti del 23,8% tra settembre 2021 e settembre 2025, rendendo più difficile sostenere investimenti e sviluppo.
Prezzi dell’energia elettrica e gas e costo del credito alle imprese in Italia
Gennaio 2021-dicembre 2025, costo del credito in % e indice 2021=100 per prezzi al consumo elettricità e gas.
Energia ancora cara
Uno degli effetti più pesanti resta quello legato all’energia. Nel 2025 i prezzi al consumo di elettricità e gas in Italia risultano ancora più alti del 45,6% rispetto alla media del 2021. Per le micro e piccole imprese il costo dell’energia elettrica resta inoltre superiore del 34,5% rispetto alla media europea, con un extracosto stimato in oltre 5,3 miliardi di euro. Anche se la fase più acuta dell’emergenza è passata, lo shock del 2022 continua quindi a lasciare segni concreti sulla competitività delle aziende.
Cambia la mappa delle forniture
La guerra ha modificato profondamente anche gli equilibri energetici internazionali. La quota di import di petrolio greggio e gas dalla Russia si è ridotta di 24,4 punti percentuali, mentre è cresciuto il peso delle forniture provenienti da Stati Uniti, Algeria, Kazakistan e Norvegia. Parallelamente, nei quattro anni di guerra, l’import di gas naturale liquefatto è più che raddoppiato (+107,1%), segno di un riassetto profondo degli approvvigionamenti.
Export sotto pressione
Il conflitto ha pesato anche sul commercio estero. Tra il 2021 e il 2025 l’Italia registra circa 22,2 miliardi di euro di mancate esportazioni verso Russia e Ucraina, a cui si aggiungono circa 35,4 miliardi di euro persi verso la Germania, colpita a sua volta dalla recessione e dal rallentamento della manifattura. Un dato che rende bene la dimensione di un impatto che ha colpito direttamente molte imprese esportatrici.