Dopo oltre 40 anni si avvia la riforma della legge che regola il settore artigiano. Più libertà di crescita, maggiore flessibilità organizzativa, meno vincoli burocratici e nuove opportunità per le imprese. Il Presidente di Confartigianato Bergamo Lorenzo Pinetti: «Un risultato importante del lavoro di rappresentanza della nostra Confederazione. Crescere non deve più significare rinunciare alla propria identità artigiana».
Una svolta attesa da oltre quarant’anni per il mondo dell’artigianato italiano e un importante risultato dell’azione di rappresentanza portata avanti da Confartigianato a tutela delle imprese.
Mercoledì 28 ottobre 2026, il Consiglio dei Ministri ha approvato in via preliminare, su proposta del Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, lo schema di decreto legislativo che riforma la Legge Quadro dell’Artigianato, risalente al 1985.
Ad annunciarlo è stata la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenuta nella stessa giornata all’Assemblea nazionale di Confartigianato Imprese, svoltasi a Roma, all’Auditorium della Conciliazione, alla presenza del Presidente nazionale Marco Granelli e dei rappresentanti del sistema confederale provenienti da tutta Italia, compresa una delegazione bergamasca guidata dal presidente di Confartigianato Bergamo Lorenzo Pinetti e dal direttore Stefano Maroni.
Una riforma che raccoglie alcune delle principali richieste avanzate da Confartigianato negli anni, con l’obiettivo di superare i limiti di una normativa non più adeguata alle trasformazioni del sistema produttivo, consentendo alle imprese di crescere, investire, innovare e creare occupazione senza perdere la propria qualifica artigiana.
Le principali novità della riforma: cosa cambia per le imprese artigiane
La riforma introduce importanti novità che puntano a ridurre i vincoli societari, rendere più flessibile l’organizzazione delle imprese e favorirne la crescita, senza costringerle a rinunciare alla propria identità artigiana.
Le modifiche sono contenute in due distinti provvedimenti: il decreto legislativo di riforma della Legge Quadro e la Legge di Bilancio 2027, che interviene sull’innalzamento dei limiti dimensionali.
Le novità previste dal decreto legislativo
Tra le principali modifiche approvate in via preliminare dal Consiglio dei Ministri segnaliamo:
- Requisiti tecnico-professionali: per le attività regolamentate, i requisiti professionali potranno essere posseduti anche da un collaboratore dell’impresa nominato responsabile tecnico. Sarà inoltre possibile designare un responsabile tecnico temporaneo in caso di impedimento del titolare della funzione. Una novità importante per garantire la continuità dell’attività, anche in occasione di passaggi generazionali o cambiamenti nella compagine societaria.
- Maggiore flessibilità negli assetti societari: vengono semplificate le regole per le imprese artigiane costituite in forma societaria, pur mantenendo il principio secondo cui il governo della società deve rimanere in mano ai soci artigiani e il lavoro deve avere una funzione prevalente rispetto al capitale. Resta esclusa la possibilità di qualificare come artigiane le società per azioni e le società in accomandita per azioni.
- Possibilità di operare con più unità locali: le imprese artigiane potranno avvalersi di un massimo di tre unità locali artigiane anche al di fuori del territorio della Camera di Commercio in cui hanno sede. Una novità che riconosce la possibilità per le imprese di ampliare la propria attività oltre il mercato di prossimità.
- Istituzione di una Commissione consultiva per l’artigianato: presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy nascerà un organismo incaricato di esprimere pareri sulle politiche nazionali per il settore e sull’aggiornamento delle disposizioni relative alle attività artigiane.
Più dipendenti senza perdere la qualifica artigiana: i nuovi limiti dimensionali
È questa una delle novità più importanti e attese dalle imprese.
La misura inserita nella bozza della Legge di Bilancio 2027 prevede che le imprese artigiane iscritte continuativamente all’Albo da almeno 7 anni possano aumentare il numero dei propri dipendenti fino al 20% rispetto agli attuali limiti dimensionali, mantenendo la qualifica artigiana.
Nel dettaglio, i nuovi limiti previsti sono:
- 22 dipendenti per le imprese che non lavorano in serie, elevabili fino a 27 se le unità aggiuntive sono apprendisti.
- 11 dipendenti per le imprese che lavorano in serie, elevabili fino a 15 se le unità aggiuntive sono apprendisti.
- 38 dipendenti per le imprese delle lavorazioni artistiche, tradizionali e dell’abbigliamento su misura, elevabili fino a 48 se le unità aggiuntive sono apprendisti.
- 10 dipendenti per le imprese di trasporto.
- 12 dipendenti per le imprese delle costruzioni edili, elevabili fino a 17 se le unità aggiuntive sono apprendisti.
Un altro risultato particolarmente significativo ottenuto da Confartigianato riguarda i contributi previdenziali: le imprese che cresceranno usufruendo dei nuovi limiti dimensionali continueranno ad applicare le aliquote contributive previste per l’artigianato, evitando il passaggio a quelle, più onerose, analoghe al settore industriale.
Si tratta di uno dei cambiamenti più attesi, che consentirebbe alle imprese artigiane di assumere nuovi collaboratori, rafforzare la propria struttura e sviluppare l’attività, senza essere costrette a scegliere tra la crescita e il mantenimento della propria identità artigiana.
Pinetti: «Un risultato importante per le nostre imprese e per il futuro dell’artigianato»
«Questa riforma rappresenta un risultato di grande importanza per tutto il sistema artigiano e premia il lavoro di rappresentanza che Confartigianato porta avanti da anni, a livello nazionale e territoriale, per ottenere regole più adeguate alla realtà delle nostre imprese», commenta Lorenzo Pinetti, Presidente di Confartigianato Imprese Bergamo.
«L’artigianato di oggi è profondamente diverso da quello del 1985. Sono cambiati i mercati, le tecnologie, i processi produttivi e le competenze richieste. Le nostre imprese investono, innovano, esportano e creano occupazione, ma continuano a distinguersi per il ruolo centrale dell’imprenditore, per il valore del lavoro e per la qualità delle competenze. Non è giusto che un’azienda, solo perché cresce e assume nuovi collaboratori, debba rinunciare alla propria identità artigiana».
Per Pinetti, la riforma assume un significato particolare anche per il territorio bergamasco, che con 28.317 imprese artigiane attive (dati CCIAA al 30 giugno 2026) è caratterizzato da un tessuto produttivo nel quale convivono piccole botteghe, imprese manifatturiere specializzate e realtà tecnologicamente avanzate.
«Questa riforma riconosce finalmente che l’identità artigiana non può essere definita soltanto dal numero dei dipendenti. È un segnale importante anche per i giovani, che devono poter vedere nell’artigianato un’opportunità concreta per costruire il proprio futuro, sviluppare un’impresa e farla crescere nel tempo».
«Ora sarà fondamentale seguire con attenzione il percorso di approvazione definitiva e l’attuazione delle nuove disposizioni, affinché questi principi si traducano in opportunità concrete e realmente accessibili a tutte le imprese», conclude Pinetti.
Granelli: «Le imprese libere di crescere senza perdere identità»
Grande soddisfazione è stata espressa anche dal Presidente nazionale di Confartigianato, Marco Granelli, che ha accolto l’annuncio della riforma sottolineandone il valore storico.
«Dopo oltre 40 anni, l’artigianato italiano esce dalla gabbia di una legge che non era più al passo con le trasformazioni delle imprese. È un traguardo storico: le aziende artigiane potranno crescere,
Granelli ha quindi ringraziato il Governo per l’attenzione riservata al settore:
«Grazie alla presidente Meloni e al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, per l’impegno e l’attenzione dimostrati. Con questa riforma si manda un messaggio forte agli imprenditori e ai giovani: potete crescere, innovare e investire senza dover rinunciare alla vostra identità».
I prossimi passaggi: la riforma non è ancora definitiva
L’approvazione del Consiglio dei Ministri rappresenta il primo importante passo dell’iter legislativo, ma le nuove disposizioni non sono ancora operative.
Lo schema di decreto legislativo dovrà ora essere sottoposto all’intesa della Conferenza Stato-Regioni e ai pareri delle Commissioni parlamentari competenti, prima di tornare al Governo per l’approvazione definitiva, secondo l’iter previsto.
Anche la misura relativa all’innalzamento dei limiti dimensionali dovrà essere definita e approvata nell’ambito della Legge di Bilancio.
Confartigianato Imprese Bergamo continuerà a seguire con attenzione l’evoluzione della riforma, informando tempestivamente le imprese associate sulle novità normative e sulle opportunità che deriveranno dalla loro entrata in vigore.