Qualità, sostenibilità, tracciabilità, nuove professioni, passaggio generazionale, formazione e rapporto con i giovani. Sono stati questi alcuni dei temi al centro del convegno regionale “La moda che verrà – Scenari futuri nel comparto del tessile-moda”, promosso da Confartigianato Imprese Bergamo in collaborazione con la Federazione Moda di Confartigianato Lombardia.
L’incontro si è svolto martedì 9 giugno, nell’Auditorium “Calegari” della sede di Confartigianato Imprese Bergamo, e ha riunito imprese, rappresentanti del sistema Confartigianato, esperti, scuole professionali e giovani in formazione, con l’obiettivo di aprire un confronto concreto sull’evoluzione del comparto moda nella sua dimensione più ampia: tessile, abbigliamento, calzaturiero e pulitintolavanderie.
Il convegno di Bergamo ha rappresentato un vero e proprio “appuntamento pilota”, pensato per avviare un format di confronto regionale che verrà ora proposto anche in altre realtà territoriali lombarde del sistema Confartigianato. Un primo momento di lavoro, quindi, per costruire una riflessione condivisa sul futuro della moda artigiana e manifatturiera, a partire dai bisogni reali delle imprese, dalle trasformazioni dei mercati e dal rapporto sempre più strategico con il mondo della formazione.
Ad aprire i lavori e moderare l’incontro è stato Davide Gobetti, imprenditore del comparto tessile e Vicepresidente Tessili di Confartigianato Lombardia.
A portare i saluti istituzionali Nadia Palazzi, vicepresidente vicaria di Confartigianato Imprese Bergamo, che ha richiamato il valore di una filiera composta da piccole imprese, laboratori artigiani e realtà produttive capaci di esprimere competenza, qualità e identità. «Quando parliamo di moda – ha sottolineato – parliamo del vasto mondo del tessile, dell’abbigliamento, del calzaturiero e delle pulitintolavanderie. Per noi è fondamentale analizzare il presente per comprendere le trasformazioni in atto, non subirle e saperle affrontare. Dobbiamo ascoltarci e imparare a raccontare meglio il nostro saper fare artigianale, che non dobbiamo perdere, ma valorizzare».
A seguire, Licia Redolfi, dell’Osservatorio MPI di Confartigianato Lombardia, ha presentato una fotografia aggiornata del comparto moda artigiano, con un focus sui dati nazionali, lombardi e bergamaschi. A livello nazionale, nel primo trimestre dell’anno, la produzione della moda ha registrato un calo del 2,8%, in miglioramento rispetto al -5,5% del 2025, ma ancora in controtendenza rispetto al +0,4% della media manifatturiera. Anche l’export resta negativo, con un -2,2%, pur mostrando a marzo un segnale positivo del +3% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.
Per quanto riguarda Bergamo, Redolfi ha evidenziato come negli ultimi dieci anni il comparto abbia perso circa 150 imprese e un migliaio di addetti, registrando tuttavia una flessione più contenuta rispetto alla media regionale. Nel 2025 il territorio bergamasco contava 1.037 imprese della moda, di cui 665 artigiane, pari al 64% del totale. Si tratta in larga parte di realtà di piccole dimensioni: il 96% ha meno di 50 addetti. È inoltre significativa la presenza femminile, con circa la metà delle imprese gestite da donne, e quella di imprenditori stranieri, pari a circa un terzo del totale.
Tra gli elementi emersi dall’analisi, anche la propensione all’innovazione e alla collaborazione: il 31,4% delle imprese moda bergamasche investe in tecnologie a risparmio energetico e il 52% dichiara di avere almeno una relazione con altre imprese. Un dato, quest’ultimo, che conferma la crescente consapevolezza dell’importanza di fare rete per rafforzare la competitività, accedere a nuovi mercati, ridurre i costi e innovare. Resta centrale, però, il tema del lavoro: in provincia di Bergamo la difficoltà di reperimento delle figure richieste dal settore raggiunge il 44,6%, con particolare riferimento a operai specializzati e non specializzati, sarti, modellisti e profili tecnici legati alla produzione.
Sul ruolo delle imprese e della rappresentanza è intervenuto Massimo Vielmi, imprenditore del comparto tessile e presidente della Federazione Moda di Confartigianato Lombardia. Vielmi ha invitato a leggere la crisi del settore non soltanto come una difficoltà congiunturale, ma come il segnale di una trasformazione profonda. «Dobbiamo chiederci – ha osservato – se siamo ancora i migliori, se siamo ancora gli unici e quale sia oggi l’elemento distintivo che rende davvero unico il Made in Italy».
Secondo Vielmi, la qualità resta fondamentale, ma da sola non basta più. I prodotti devono sapersi raccontare, devono comunicare il territorio in cui nascono, l’identità di chi li realizza e il valore autentico della manifattura. «Il vero lusso del futuro – ha evidenziato – sarà l’identità e l’autenticità del prodotto, insieme alla capacità di produrre in modo sostenibile e di comunicarlo al cliente». Per questo sarà decisivo costruire una nuova generazione di imprese, rendere il settore attrattivo per i giovani e accompagnare gli imprenditori in una prospettiva diversa, fondata sulla collaborazione, sulla capacità di fare squadra e sulla definizione di proposte concrete da portare all’attenzione delle istituzioni.
Uno dei momenti centrali dell’incontro è stato dedicato al rapporto tra moda, comunicazione digitale e consapevolezza dei consumatori, con l’intervento di Mattia Berveglieri, creator digitale e imprenditore, conosciuto sui social per i suoi contenuti dedicati alla lettura critica delle etichette, alla qualità dei materiali, alla sostenibilità reale delle produzioni e al consumo consapevole.
Berveglieri ha richiamato l’importanza di imparare a leggere le etichette dei capi di abbigliamento con la stessa attenzione che oggi molti consumatori riservano ai prodotti alimentari. «I vestiti stanno a contatto con la nostra pelle molte ore al giorno – ha ricordato – ed è importante capire non solo da quali fibre sono composti, ma anche da dove provengono quelle fibre». Secondo il creator, manca ancora una reale percezione del valore di ciò che indossiamo, spesso lasciando che siano soltanto il prezzo o il brand a orientare le scelte di acquisto. In questo senso, anche i social possono avere un ruolo importante nel diffondere informazione, creare consapevolezza e avvicinare soprattutto i giovani a una moda più attenta, responsabile e informata.
Spazio anche alle testimonianze imprenditoriali del territorio. Gianluigi Scarpellini, referente tessile-abbigliamento di Confartigianato Bergamo e titolare di Dartitex, ha raccontato l’esperienza dell’impresa di famiglia, nata nel 1953 e arrivata oggi alla terza generazione. Un percorso segnato anche dal tema del passaggio generazionale e dalla scelta di tornare a produrre in Italia dopo un periodo di produzione nei Balcani, riaffermando il valore della manifattura locale e della qualità del lavoro.
Daniela Cervi, titolare di Manomancina, ha invece portato la storia di un laboratorio di pelletteria nato circa dieci anni fa da una passione personale e trasformato in progetto imprenditoriale attraverso un percorso da autodidatta. Una testimonianza che ha messo in evidenza la forza della creatività artigiana, ma anche la determinazione necessaria per costruire un’impresa partendo dalle competenze, dalla ricerca e dalla capacità di dare identità a un prodotto.
Alla serata hanno partecipato anche studenti e docenti delle scuole professionali di moda ABF Bergamo e Istituto Luisa Scivales, confermando il ruolo centrale della formazione nel futuro del comparto.
Proprio dal rapporto tra scuola e impresa è arrivato uno dei messaggi più importanti della serata. La volontà della Federazione Moda di Confartigianato Lombardia è quella di creare un vero patto tra scuola e imprese e costruire un tavolo permanente della formazione dedicato al comparto moda. Bergamo, in questo percorso, rappresenta il “tavolo zero”: il primo passo di un progetto che vuole mettere in dialogo chi produce, chi forma, chi comunica e chi dovrà costruire il futuro del settore.
Con “La moda che verrà”, Confartigianato Imprese Bergamo e Federazione Moda di Confartigianato Lombardia hanno voluto aprire uno spazio di confronto concreto, riportando al centro il valore della manifattura, delle competenze artigiane e della creatività italiana. Un futuro che, come emerso nel corso della serata, non sarà semplicemente produrre di più, ma produrre meglio, con una forte attenzione alla sostenibilità, alla qualità, all’identità dei prodotti e alla capacità di trasmettere alle nuove generazioni il valore del fare artigiano.